Cerca
  • Cargoful Team

Le criticità dell’autotrasporto italiano - #2 La frammentazione che limita il potere negoziale

Sono stati chiamati eroi e inarrestabili. Sono stati messi alla gogna come untori. Abbiamo imprecato per i ritardi o aperto felici il nostro nuovo pacco di Amazon. Ma quali sono le vere criticità dell’autotrasporto italiano?


Continua la nostra serie con il capitolo #2: La frammentazione che limita il potere negoziale del singolo artigiano.



I padroncini e le piccole aziende costituiscono il 52% del totale aziende di autotrasporti in Italia. Questa grossa frammentazione porta con sé diverse conseguenze.


Innanzitutto, il mercato che si genera è forzatamente eterogeneo in termini di standard e qualità di servizio, essendo sempre più difficile da regolamentare e controllare, soprattutto in termini di concorrenza leale e rispetto delle norme vigenti.


Da un punto di vista di carichi e utilizzazione, la grande frammentazione impatta i rapporti tra committenti (cioè chi richiede il servizio di trasporto della merce) e gli autotrasportatori, rapporti che diventano fortemente polarizzati. In alcuni casi si vanno a creare strette relazioni personali che aiutano a sviluppare un rapporto di fiducia e fedeltà tra le due parti – cosa che avviene principalmente tra PMI e piccole aziende di autotrasporto. Nella maggioranza dei casi invece, i rapporti passano attraverso mediatori, i cosiddetti “broker” o “spedizionieri”, che vanno a costituire l’unico punto di riferimento per le committenti, eliminando il canale di comunicazione diretta con i trasportatori e andando a ridurre il margine sui loro viaggi. In Italia, la figura dell’intermediario viene assunta non solamente da aziende di brokeraggio “pure” ma anche dalle grosse aziende di autotrasporto che si incaricano di trovare la capacità addizionale di cui necessitano – quando la necessitano – tra autotrasportatori terzi. A volte, il livello di intermediazione non è singolo, ma si accumulano diversi strati (con due o tre figure che agiscono da broker) che riducono all’osso i margini dell’esecutore finale del viaggio. In questo ambito, uno strumento tecnologico che viene teoricamente al servizio dei piccoli trasportatori sono le borse carico, ovvero delle piattaforme digitali dove vengono pubblicati i carichi disponibili sul mercato e che dovrebbero aiutare i trasportatori ad aumentare la loro utilizzazione, trovare prezzi migliori ed evitare ritorni a vuoto. Non sorprendentemente però, queste borse carico vengono spesso utilizzate dagli spedizionieri per carichi che non sono stati assegnati “offline” al loro network perché difficili da piazzare a livello di tratta e/o prezzo.


La frammentazione si ripercuote fortemente anche dal punto di vista delle spese: i piccoli autotrasportatori non riescono infatti a procurarsi sconti quantità sulle forniture di materiali e servizi, il che li rende meno competitivi rispetto ad aziende con parco mezzi più numeroso. Non stupisce osservare come i top 9 autotrasportatori italiani viaggino ad una profittabilità pre-tasse del 25% superiore rispetto al resto del mercato. Le cooperative di servizio si ripropongono di supportare il piccolo artigiano nell’ottenimento di migliori condizioni, ma una considerevole parte del beneficio viene trattenuto per il funzionamento (più o meno ottimizzato) delle stesse strutture. Infine, come ditte individuali, i padroncini si fanno carico della gestione amministrativa e d’ufficio che, considerata anche l’imprevedibilità delle operazioni discussa nel primo punto, richiede tempo e diminuisce la disponibilità di ore lavorative passate a guidare.


About Us

Cargoful è una startup che si ripromette di mettere la tecnologia al servizio della logistica e creare la rete di trasportatori indipendenti più grande d’Europa. Il nostro sogno è di offrire ai piccoli autotrasportatori le stesse risorse dei grandi, senza dover rinunciare alla flessibilità e sminuire lo spirito imprenditoriale che da sempre costituiscono questa rete di professionisti.

71 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti